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FAQ: DOMANDE FREQUENTI SUL CONCETTO DI “AGRIENERGIA”

 

 

Invece di pensare a produrre altra energia, non è meglio piuttosto pensare a eliminare gli sprechi? Se uno ha un secchio bucato, non è più logico tappare il buco prima di cercare di riempirlo?

 

L’efficienza energetica è una buonissima cosa ed è vero che, al momento, la resa maggiore si ottiene eliminando gli sprechi macroscopici del nostro sistema. Però bisognerebbe non limitarsi a questo. Il problema principale è che le attuali fonti fossili sono in corso di esaurimento molto più rapido di quanto non si pensi (vedi www.aspoitalia.net ). Per questa ragione non bisogna trascurare già da ora la questione di produrre energia in modo pulito e sostenibile. E’ inutile riparare il secchio se non c’è acqua da metterci dentro.

 

“Agrienergia” significa produzione di energia dalla biomassa, vero?

 

Assolutamente no! Significa produzione di energia anche dalla biomassa. Si tratta di utilizzare le tecnologie esistenti nel modo migliore possibile. Se parliamo di energia elettrica, le fonti fotovoltaiche e eoliche sono molto più efficienti della conversione della biomassa. D’altra parte, se uno ha della biomassa di scarto la può benissimo utilizzare per fare energia. Lo biomassa si puo’ anche utilizzare per fare combustibili liquidi (biodiesel, per esempio) che non si possono fare per via fotovoltaica o eolica.

 

Ma non è che copriremo i campi con i pannelli fotovoltaici e poi non ci resterà niente da mangiare?

 

Su questo non c’è assolutamente da preoccuparsi. L’energia che arriva tutti i giorni dal sole sul nostro pianeta è oltre 10.000 volte maggiore dell’energia che consumiamo oggi. Basta una minima frazione (molto meno dell’1%)  del terreno agricolo in uso oggi per produrre tutta l’energia di cui abbiamo bisogno, lasciando tutto il resto all’agricoltura e agli usi alimentari. L’erosione e l’urbanizzazione hanno già consumato molto piu’ terreno di quanto ragionevolmente possiamo pensare che venga usato per produrre energia. Vedi anche http://www.agrienergia.it/documenti/agrienergia17jul04.html

 

 

Perchè pensare solo al terreno? perchè non usare anche i tetti per mettere i pannelli solari?  Ci sarebbe una minor perdita di terreno agricolo.

 

Sicuramente si metteranno pannelli solari anche sui tetti delle case. Tuttavia, non tutte le tecnologie rinnovabili si possono mettere sui tetti. Per esempio, le turbine eoliche sono troppo rumorose, almeno quelle attuali. Inoltre, c’è un discorso di economia di economia di scala. Gli impianti rendono di più se non sono troppo piccoli. In ogni caso i pannelli fotovoltaici andranno in zone marginalmente produttive o inproduttive. Sicuramente gli agricoltori non spianteranno gli olivi per metterci i pannelli solari!!

 

Ma perchè solo elettricità? Non potremmo invece fare idrogeno?

 

Varrebbe la pena soltanto se fosse più efficiente fare idrogeno che elettricità. Ma, al giorno d’oggi, una tecnica commerciale per fare idrogeno dalla luce solare non esiste neanche!  Chi parla di fare idrogeno dalle rinnovabili intende, normalmente, usare l’elettrolisi dell’acqua. Questo vuol dire prima fare elettricità e poi da questa fare idrogeno. Ma è, ovviamente, una sciocchezza; sia perchè si perde in efficienza, sia perchè dopo tutto il lavoro uno si ritrova con un prodotto, idrogeno in bombole, difficile da gestire e da trasportare per il quale non c’è mercato per le piccole quantità ragionevolmente producibili da un’impresa agricola. Forse nel futuro si inventerà qualcosa che cambierà la situazione, ma per ora non vale la pena pensarci.

 

Ma i pannelli fotovoltaici creano veramente un reddito? Senza contributi, la spesa per la produzione di pannelli fotovoltaici in quanto tempo si recupera con la produzione di energia?

 

Premettiamo  che il concetto di "agrienergia" non dipende soltanto dal  fotovoltaico che è uno dei modi di creare energia, altri sono l'eolico, la biomassa eccetera. Dove è possibile installarli, questi metodi hanno rese  economiche sicuramente positive. Cio' detto, non c'è dubbio che il fotovoltaico è il tipo di rinnovabile piu' versatile e di universale applicazione. Quindi la domanda sulla redditività è fondamentale, ma va definita nelle sue premesse.

 

Se uno fa il conto comparando i costi del fotovoltaico ai costi degli  attuali combustibili fossili (gas o carbone) prescindendo dai contributi pubblici, si vede che il ritorno monetario dell'investimento sul FV è molto lungo, intorno ai 30-40 anni ai costi attuali (notare comunque che i pannelli sono garantiti per 25 anni e possono durare tranquillamente 30-40  anni). Questo pero' è un conto sbagliato e fuorviante per vari motivi, il  principale dei quali è che i costi del fotovoltaico sono in diminuzione mentre quelli dei fossili sono in aumento. In entrambi i casi la tendenza è  strutturale, dovuta alle migliorie tecnologiche nel primo caso e al progressivo esaurimento nell'altro. Ne consegue che quando si fa il conto a  10 -20 anni è sicuro che il fotovoltaico porterà un reddito monetario già con le attuali tecnologie.

 

Le cose, ovviamente, saranno molto più interessanti in termini economici appena entrerà in vigore il meccanismo dei certificati verdi. A quel punto, ci si puo' aspettare un ritorno già in 5-6 anni. Molti si fanno virtuosi del fatto che non si devono dare contributi alle rinnovabili, lasciando tutto al "libero mercato" : Questo sarebbe, forse, una buona idea se ci fosse veramente un libero mercato. Nella pratica, ci sono pesanti sussidi ai combustibili fossili che rendono il confronto sleale. Quindi, nessuna vergogna a dire che se si danno soldi pubblici a chi brucia fossili si puo' e si deve fare altrettanto per chi fa energia pulita. A maggior ragione, questo vale contando il discorso dei "costi esterni" (inquinamento, riscaldamento globale, ecc) che sono enormemente superiori per i fossili e che sono pagati dal pubblico.

 

Alla fine, il punto centrale della faccenda va al di la del discorso monetario, che è variabilissimo e fuorviante. Il punto è la "resa energetica" della cella fotovoltaica, ovvero quanta energia produce la cella durante la sua vita attiva in comparazione a quella necessaria per produrla, installarla, manutenzionarla, ecc? E' proprio qui che le cose si stanno facendo interessanti. Gli ultimi tipi di cella fotovoltaica hanno rese eccellenti, già superiori a quelle del petrolio. Una cella standard del 2004 installata in Germania restituisce tutta l'energia necessaria a produrla in meno di 5 anni. In Italia dovrebbe bastare molto meno (paese del sole....) dopo di che è tutta energia gratis per trent'anni. Le celle che saranno messe sul mercato nei prossimi anni dovrebbero fare molto meglio.

 

Una discussione tecnica aggiornata sulle rese del fotovoltaico si trova a: http://www.chem.uu.nl/nws/www/publica/e2004-103.pdf

 

 

 

Che efficienza possono raggiungere i pannelli fotovoltaici?

 

Al momento (2004), la tecnologia standard del silicio monocristallino arriva a un'efficienza del 14% su pannelli venduti sul mercato. Altre tecnologie sono meno efficienti, ma meno care. Si ritiene che con l'espansione del mercato stesso ci si assesterà su valori dell'efficienza di conversione a oltre il 30%. Tecnologie esotiche potrebbero arrivare a valori piu’ alti.

 

 

 

 

 

 


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