UN’INTRODUZIONE AL CONCETTO DI “AGRIENERGIA”: UN NUOVO PARADIGMA PER LA PRODUZIONE DI ENERGIA

 

Di Ugo  Bardi, Dicembre 2004

www.agrienergia.it/

bardi@unifi.it

 

  

L’idea sviluppata nel concetto di “agrienergia” nasce dall’osservazione che quelle che chiamiamo “risorse” sono sostanzialmente di due soli tipi: minerarie oppure agricole. Le risorse di tipo minerario sono localizzate e esauribili, quelle agricole di tipo delocalizzato e, perlomeno in principio, inesauribili.

Queste profonde differenze di tipo fisico danno origine a un comportamento completamente diverso delle economie basate sull’una o sull’altro tipo di risorse. L’analisi ha mostrato come le economie basate su risorse esauribili siano limitate da un ciclo detto di Hubbert dove la produzione segue una curva a campana, passando per un massimo per poi declinare irreversibilmente. L’avvento e il declino di molte civiltà del passato sono spiegabili con l’andamento di questi cicli, a volte determinati da risorse minerarie, a volte dal sovrasfruttamento del territorio che rende anche le risorse agricole esauribili.

La rivoluzione industriale che ha condotto l’Occidente alla situazione in cui si trova adesso ha seguito il suo corso in parallelo e in dipendenza dello sfruttamento e l’estrazione dei combustibili fossili a partire dal carbone nel diciottesimo secolo. Anche il ciclo dell’Occidente moderno, tuttavia, sta arrivando al suo culmine e si appresta a declinare con il raggiungimento del picco di Hubbert per il petrolio che sta avvenendo proprio in questi anni. Le altre risorse fossili (gas naturale e carbone) son anch’esse prossime al declino e destinate a esaurirsi progressivamente nel corso del ventunesimo secolo.

Di fronte all’esaurimento delle risorse vitali per la nostra civiltà, non possiamo certamente rassegnarci al declino irreversibile, anche se questo scenario non può essere completamente negato come una possibilità (viene detto anche “Scenario Olduvai” secondo la definizione di Richard Duncan) Possiamo dunque considerare due possibili strade per sostituire le risorse fossili in via di esaurimento 1) sostituirle con altre risorse non rinnovabili, ma ancora abbondanti e 2) sostituirle con risorse rinnovabili

 

Il primo caso, passare ad altre risorse non rinnovabili, corrisponde principalmente allo scenario nucleare, di solito proposto in termini di un’espansione del numero dei reattori usando la tecnologia esistente. Le disponibilità di uranio fissionabile sono tuttavia limitate e, secondo le stime attuali, del tutto insufficienti per una sostituzione completa dei fossili per piu’ di una decina d’anni. Si possono anche ipotizzare di tecnologie nucleari diverse. L’uso degli isotopi non naturalmente fissionabili (U238) è una possibilità, ma anche così le risorse rimangono limitate mentre si tratta di utilizzare una tecnologia complessa e costosa e che per ora non ha dato origine a impianti commerciali. Se risultasse possibile sviluppare una tecnologia basata sulla fusione nucleare che fosse pratica e di costi ragionevoli, sarebbe possibile pensare a risorse effettivamente “illimitate”. Tuttavia, al momento questa tecnologia non esiste e non è possibile prevedere quando (e se) esisterà.

 

Il caso due, risorse rinnovabili, rappresenta una strada più semplice, con meno incognite e basata su tecnologie ampiamente sperimentate (solare fotovoltaico, solare termico, energia eolica e altre). In termini di potenziale abbondanza, la resa possibile dalle fonti rinnovabili è perlomeno di un fattore cento superiore all’attuale produzione da fonti fossili con usi del territorio che sono una piccola frazione (1% o meno) di quella utilizzata oggi per la produzione agricola. In termini di resa energetica (EROI, resa energetica sull’investimento), sia l’energia fotovoltaica come quella eolica sono ormai superiori alle rimanenti risorse petrolifere ed è solo per un fattore di “inerzia finanziaria” (ovvero per il fatto che gli investimenti fatti sul petrolio sono ormai ampiamente ammortati) che il petrolio si trova ad essere ancora in vantaggio come resa monetaria a breve termine.

 

E’ possibile dunque sostituire in modo totale le attuali fonti fossili con fonti rinnovabili. Il punto di questa sostituzione, tuttavia, non è semplicemente di passare da una fonte a un’altra lasciando tutto il resto inalterato come potrebbe essere il caso, per esempio, per la sostituzione del petrolio con il gas naturale. Si tratta, viceversa, di un cambiamento di paradigma fondamentale che implica il passaggio da un’economia basata su risorse minerarie a un’economia basata sostanzialmente su risorse agricole.

Possiamo vedere, in effetti, la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili come una forma di agricoltura. Sia l’agricoltura convenzionale come l’ “agricoltura elettrica” (“agrienergia”) sfruttano il territorio e l’energia solare per produrre risorse, in un caso derrate e fibra e nell’altro energia elettrica. Nel concetto di agrienergia ci troviamo bene all’interno del paradigma classico dell’agricoltura che vuole che i prodotti della campagna siano ottenuti su vaste aree di territorio e poi convogliati in centri di trasformazione, le città. La rete elettrica esistente è stata realizzata e sfruttata per portare energia elettrica ottenuta mediante combustibili fossili alle campagne. Possiamo oggi invertire il flusso dell’energia riportandolo nella sua direzione naturale, dalla campagna alla città.

Il paradigma agrienergetico ha molti vantaggi immediati, fra le altre cose rappresentando un concreto sostegno all’agricoltura nel fatto di produrre un reddito addizionale agli agricoltori. Crea posti di lavoro, rivitalizza l’economia, combatte l’erosione del territorio, riduce la dipendenza da combustibili importati, non genera gas serra e lavora in favore del trattato di Kyoto.

A parte questi vantaggi a breve termine, il concetto ci porta a un tipo di economia sostanzialmente diverso da quello a cui siamo abituati, libero dai cicli di crescita e collasso che sono tipici delle risorse minerarie. Un’economia di tipo agricolo non è necessariamente meno ricca di una di tipo minerale, ma è sostanzialmente diversa nel senso che tende ad assestarsi su un valore stabile del prodotto economico, limitata dalla disponibilità pratica di territorio sfruttabile. In altre parole, questo tipo di economia non è legata alla necessità di una continua e insostenibile crescita che è invece il paradigma essenziale dell’economia attuale. Non sappiamo oggi esattamente se un mondo basato su questi concetti potrebbe essere migliore dell’attuale, ma è possibile che, perlomeno, non sarebbe soggetto ai parossismi di violenza attuali.

 

 

NOTA: Il concetto di "agrienergia" inteso come la produzione di energia elettrica su terreni agricoli e' stato espresso sotto il nome di "Solar Powe Agriculture" da Ugo Bardi nel convegno "renewables 2004" tenuto a Evora, in Portogallo. Molto prima, il concetto di "Photovoltaic Farm" era stato espresso da Domenico Coiante in un articolo pubblicato nel 1990 alla 21 IEEE photovoltaic specialist conference