UN’INTRODUZIONE AL
CONCETTO DI “AGRIENERGIA”: UN NUOVO PARADIGMA PER LA PRODUZIONE DI ENERGIA
Di Ugo
Bardi, Dicembre 2004
L’idea sviluppata
nel concetto di “agrienergia” nasce dall’osservazione che quelle che chiamiamo
“risorse” sono sostanzialmente di due soli tipi: minerarie oppure agricole.
Le risorse di tipo minerario sono localizzate
e esauribili, quelle agricole di
tipo delocalizzato e, perlomeno in
principio, inesauribili.
Queste profonde
differenze di tipo fisico danno origine a un comportamento completamente
diverso delle economie basate sull’una o sull’altro tipo di risorse. L’analisi
ha mostrato come le economie basate su risorse esauribili siano limitate da un
ciclo detto di Hubbert dove la produzione segue una curva a campana, passando
per un massimo per poi declinare irreversibilmente. L’avvento e il declino di
molte civiltà del passato sono spiegabili con l’andamento di questi cicli, a
volte determinati da risorse minerarie, a volte dal sovrasfruttamento del
territorio che rende anche le risorse agricole esauribili.
La rivoluzione
industriale che ha condotto l’Occidente alla situazione in cui si trova adesso
ha seguito il suo corso in parallelo e in dipendenza dello sfruttamento e
l’estrazione dei combustibili fossili a partire dal carbone nel diciottesimo
secolo. Anche il ciclo dell’Occidente moderno, tuttavia, sta arrivando al suo
culmine e si appresta a declinare con il raggiungimento del picco di Hubbert
per il petrolio che sta avvenendo proprio in questi anni. Le altre risorse
fossili (gas naturale e carbone) son anch’esse prossime al declino e destinate
a esaurirsi progressivamente nel corso del ventunesimo secolo.
Di fronte
all’esaurimento delle risorse vitali per la nostra civiltà, non possiamo
certamente rassegnarci al declino irreversibile, anche se questo scenario non
può essere completamente negato come una possibilità (viene detto anche
“Scenario Olduvai” secondo la definizione di Richard Duncan) Possiamo dunque
considerare due possibili strade per sostituire le risorse fossili in via di
esaurimento 1) sostituirle con altre risorse non rinnovabili, ma ancora
abbondanti e 2) sostituirle con risorse rinnovabili
Il primo caso,
passare ad altre risorse non rinnovabili, corrisponde principalmente allo
scenario nucleare, di solito proposto in termini di un’espansione del numero
dei reattori usando la tecnologia esistente. Le disponibilità di uranio
fissionabile sono tuttavia limitate e, secondo le stime attuali, del tutto insufficienti
per una sostituzione completa dei fossili per piu’ di una decina d’anni. Si
possono anche ipotizzare di tecnologie nucleari diverse. L’uso degli isotopi
non naturalmente fissionabili (U238) è una possibilità, ma anche così le
risorse rimangono limitate mentre si tratta di utilizzare una tecnologia
complessa e costosa e che per ora non ha dato origine a impianti commerciali.
Se risultasse possibile sviluppare una tecnologia basata sulla fusione nucleare
che fosse pratica e di costi ragionevoli, sarebbe possibile pensare a risorse
effettivamente “illimitate”. Tuttavia, al momento questa tecnologia non esiste
e non è possibile prevedere quando (e se) esisterà.
Il caso due,
risorse rinnovabili, rappresenta una strada più semplice, con meno incognite e
basata su tecnologie ampiamente sperimentate (solare fotovoltaico, solare
termico, energia eolica e altre). In termini di potenziale abbondanza, la resa
possibile dalle fonti rinnovabili è perlomeno di un fattore cento superiore
all’attuale produzione da fonti fossili con usi del territorio che sono una
piccola frazione (1% o meno) di quella utilizzata oggi per la produzione
agricola. In termini di resa energetica (EROI, resa energetica
sull’investimento), sia l’energia fotovoltaica come quella eolica sono ormai
superiori alle rimanenti risorse petrolifere ed è solo per un fattore di
“inerzia finanziaria” (ovvero per il fatto che gli investimenti fatti sul
petrolio sono ormai ampiamente ammortati) che il petrolio si trova ad essere
ancora in vantaggio come resa monetaria a breve termine.
E’ possibile
dunque sostituire in modo totale le attuali fonti fossili con fonti
rinnovabili. Il punto di questa sostituzione, tuttavia, non è semplicemente di
passare da una fonte a un’altra lasciando tutto il resto inalterato come
potrebbe essere il caso, per esempio, per la sostituzione del petrolio con il
gas naturale. Si tratta, viceversa, di un cambiamento di paradigma fondamentale
che implica il passaggio da un’economia basata su risorse minerarie a
un’economia basata sostanzialmente su risorse agricole.
Possiamo vedere,
in effetti, la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili come una
forma di agricoltura. Sia l’agricoltura convenzionale come l’ “agricoltura
elettrica” (“agrienergia”) sfruttano il territorio e l’energia solare per
produrre risorse, in un caso derrate e fibra e nell’altro energia elettrica.
Nel concetto di agrienergia ci troviamo bene all’interno del paradigma classico
dell’agricoltura che vuole che i prodotti della campagna siano ottenuti su
vaste aree di territorio e poi convogliati in centri di trasformazione, le
città. La rete elettrica esistente è stata realizzata e sfruttata per portare
energia elettrica ottenuta mediante combustibili fossili alle campagne.
Possiamo oggi invertire il flusso dell’energia riportandolo nella sua direzione
naturale, dalla campagna alla città.
Il paradigma
agrienergetico ha molti vantaggi immediati, fra le altre cose rappresentando un
concreto sostegno all’agricoltura nel fatto di produrre un reddito addizionale
agli agricoltori. Crea posti di lavoro, rivitalizza l’economia, combatte
l’erosione del territorio, riduce la dipendenza da combustibili importati, non
genera gas serra e lavora in favore del trattato di Kyoto.
A parte questi
vantaggi a breve termine, il concetto ci porta a un tipo di economia
sostanzialmente diverso da quello a cui siamo abituati, libero dai cicli di
crescita e collasso che sono tipici delle risorse minerarie. Un’economia di
tipo agricolo non è necessariamente meno ricca di una di tipo minerale, ma è
sostanzialmente diversa nel senso che tende ad assestarsi su un valore stabile
del prodotto economico, limitata dalla disponibilità pratica di territorio
sfruttabile. In altre parole, questo tipo di economia non è legata alla
necessità di una continua e insostenibile crescita che è invece il paradigma
essenziale dell’economia attuale. Non sappiamo oggi esattamente se un mondo
basato su questi concetti potrebbe essere migliore dell’attuale, ma è possibile
che, perlomeno, non sarebbe soggetto ai parossismi di violenza attuali.